La tastiera QWERTY

04/09/2017

Miti e verità sulla sua creazione

Chiunque usi un computer se l'è chiesto o sentito chiedere almeno una volta: perché le lettere sulle tastiere sono disposte apparentemente a caso, ma con una parvenza d'ordine alfabetico nella terza fila, con la sua sequenza DFGHJKL?

Di solito la risposta è che questa disposizione delle lettere risale ai tempi delle macchine per scrivere meccaniche e fu concepita per rallentare i dattilografi che correvano troppo e ne facevano inceppare i meccanismi, ma è vero solo in parte.

L'origine di questa disposizione bizzarra è effettivamente dovuta alle prime macchine per scrivere meccaniche commerciali, risalenti al 1860 circa, dalle quali derivano le attuali tastiere per computer. Inizialmente ogni inventore aveva proposto una disposizione differente, ma nel 1873 la Remington adottò quella scelta dallo statunitense Christopher Sholes per la sua Type-Writer, il cui successo commerciale definì lo standard di fatto per la posizione delle lettere sulla tastiera, che è fondamentalmente quello che usiamo tuttora anche se le ragioni per cui nacque sono completamente obsolete.

Sholes aveva proposto inizialmente (nel 1867, brevetto USA 79868) una disposizione sostanzialmente alfabetica: due sole file di tasti, con le lettere dalla A alla M in basso e quelle dalla N alla Z in alto; a sinistra, sulle stesse file, c'erano le cifre, senza 0 e 1 (che si digitavano usando la O e la I). Si potrebbe dire che il tastierino numerico fu inventato allora.

Il problema di questa disposizione sensata era che battendo a macchina velocemente, i bracci dei martelletti sui quali erano collocate le singole lettere (che colpivano un nastro inchiostrato per imprimere i caratteri sulla carta) tendevano ad incastrarsi fra loro quando venivano azionati in rapida sequenza due bracci adiacenti. La magagna fu risolta collocando le coppie di lettere più frequenti della lingua inglese (per esempio T e H oppure S e T) in modo che i loro bracci fossero fisicamente distanti l'uno dall'altro.

Ma non è vero che la disposizione QWERTY (poi mutata in QWERTZ in alcuni paesi) fu inventata per rallentare i dattilografi affinché non facessero inceppare la macchina: al contrario, serviva per consentire loro di scrivere più rapidamente senza inceppamenti. Del resto, la macchina per scrivere era stata inventata proprio per consentire di scrivere più in fretta che a mano nell'era industriale, che pretendeva sempre più velocità. Non avrebbe avuto senso rallentare il suo operatore.

Tuttavia lo studio sistematico dell'efficienza e l'ergonomia dovevano ancora nascere, per cui la disposizione di Sholes non fu ottimizzata a fondo (è per questo motivo che persiste una parziale sequenza alfabetica). E non fu affatto pensata per ridurre e distribuire razionalmente il carico di movimento e di lavoro sulle dieci dita: in inglese, lingua per la quale fu concepita questa disposizione, il 52% delle digitazioni è nella fila superiore invece che in quella centrale, dove le dita stanno di norma, e la mano sinistra lavora molto più della destra. Disposizioni alternative, come la Dvorak (1936), scrivono il 70% delle parole senza spostare le dita dalla fila centrale.

Un altro retaggio che persiste nelle tastiere odierne senza alcuna ragione è la disposizione sfalsata dei tasti, nata inizialmente per fornire spazio alle leve sotto ciascun tasto. Questo sfalsamento obbliga il dattilografo a movimenti diagonali inutili ed inefficienti.

Allora perché non adottiamo una disposizione più efficiente, ora che la tecnologia ha eliminato tutte queste limitazioni? Per inerzia. Le nuove generazioni iniziano ad usare la disposizione QWERTY perché la trovano ovunque intorno a loro e rieducare centinaia di milioni di persone all'uso di una disposizione differente sarebbe costoso e traumatico. Dubbiosi? Provateci voi: oggi è facile comperare tastiere alternative e impostarle nel vostro computer, che già le supporta da tempo, eppure non lo fa nessuno. E così andiamo avanti nell'era del microchip con un sistema inventato quando si usavano leve, molle, martelletti e rulli inchiostrati. È come se guidassimo le nostre automobili usando le briglie. Mai sottovalutare il potere della pigrizia. 

Fonte:

Attivissimo

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